Il Carpione Presidio Slow Food

di Enrico Di Martino


@ Freshwater and Marine Image Bank

Il carpione (Salmo trutta carpio) è un salmonide che vive solo nel lago di Garda e appartiene alla numerosa famiglia dei salmoni, delle trote e dei salmerini. O per meglio dire, viveva in grandi quantità fino agli anni Settanta nelle acque più profonde del lago, a 200 metri addirittura e dal nord del lago si spostava con la famiglia verso sud (si, questo speciale pesce, mantiene relazioni famigliari anche dopo l’accoppiamento) , per tornare a nord quando l’acqua si rendeva troppo calda.


“il carpione deve essere oggetto della massima cura, da parte di quanti mirano al miglioramento del Benaco.” Così scriveva Floreste Malfer, Ittiologo, nel 1927 aggiungendo frasi tuttora attuali: “attorno al campione si ebbe tutta una fioritura di elogi (…) mentre naturalisti lo degnavano di pochissime cure”.


Di cosa parliamo? Di problemi che trascinano da decine di anni, senza interventi concreti. Quasi cento anni dopo questa pubblicazione infatti, la situazione del lago e del Carpione non si può dire migliorata, anzi, entrambi sono gravemente minacciati da un sistema economico estremamente ed eccessivamente vorace. Il Carpione ad oggi è specie in estinzione nonostante il fermo pesca ormai da tanti anni e le cause sono imputabili al cambiamento climatico, cosi come al pensante intervento di semina di specie che competono nella stessa nicchia ecologica (Il coregone, in primis, seminato con 40 milioni di avannotti l’anno) nonchè al degrado dell’ecosistema che chi ama il lago ben conosce.

Slow Food creò anni or sono un Presidio, l’unico presidio nato non per promuovere il consumo di un prodotto, alimentando una filiera virtuosa, ma per denunciarne la scomparsa. Accendere il faro su una perdita incipiente.


Potrebbe essere la riproduzione in cattività, finalizzata al ripopolamento del lago, una via per salvarlo dall’estinzione? Regione Lombardia ci crede, e c’è una filiera attiva in tal senso in Trentino, tanti anche i soldi in ballo, ma non mancano voci di dissenso che vedono nell’allevamento in cattività finalizzato al lucro, il rischio concreto di inquinare la genetica del carpione selvatico. Si chiedono più controlli al fine di evitare questo grave equivoco, ovvero di fare una pezza peggiore del buco.

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