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La nuova stagione degli assetti collettivi in azione: la A.S.U.C. di Ballino



Marta Villa, antropologa culturale, DSRS Università degli Studi di Trento



A Ballino, frazione del Comune di Fiavé (zona Trentino occidentale) c’è un comitato A.S.U.C. molto impegnato e che amministra diversi beni agro-silvo-patorali, tra i quali la splendida malga Nardis che si torva a 1782 mt immersa in un pascolo di 73 ettari.


La zona, oltre ad essere naturalisticamente rilevante, è un importante punto di passaggio, c’è il Passo del Ballino utilizzato dagli uomini e dalle donne di montagna da tempo immemore (già in epoca preistorica). Il suo toponimo, che dà anche il nome al dominio collettivo, è testimoniato in epoca medievale associato ai Conti d’Arco che controllavano il diritto di passo e potevano riscuotere il dazio.

La compagine sociale è costituita da 36 capifamiglia (che fanno parte della A.S.U.C.) e l’estensione del dominio collettivo si attesta intorno ai 180 ettari.


Questa comunità possedeva una Carta di Regola datata 1794 conservata oggi all’Archivio di Stato di Trento: le Carte di Regola erano le modalità attraverso le quali i diversi gruppi di abitanti gestivano e amministravano oculatamente il territorio in modo autonomo. Non sempre queste volontà di autoregolarsi erano viste di buon grado, infatti furono diversi i Principi vescovi che tentarono soprattutto nel XVIII secolo di circoscrivere queste libertà se non addirittura di sopprimerle. Le comunità invece seppero resistere e utilizzando diverse strategie mantennero la possibilità di essere chiamate in prima persona a decidere sui beni di loro proprietà. Questi beni infatti servivano in particolare a sostentare tutti gli abitanti, venivano messi a disposizione delle famiglie più povere o di quelle che momentaneamente si trovavano in ristrettezze.


Tutte quelle antiche consuetudini (legnatico, stramatico, pascolo vago e pascolo in alpeggio, di pesca, di raccolta dei frutti del bosco, di fare vincelli, di fare le fratte, di escavazione…) erano la cassaforte della comunità che garantiva così a se stessa la capacità di sopravvivenza. Solo nel periodo successivo (XIX e XX secolo) e in alcune zone (in particolare nel fondovalle) i neocostituiti comuni cercarono di alienare questi terreni e queste risorse per rimpinguare le entrate delle casse. Le comunità come quella di Ballino hanno invece sempre agito per la salvaguardia del paesaggio cercando di non depauperare le risorse per trasmetterle alle generazioni successive.


Nella Carta di Ballino, che si divide in due parti, la Regola vera e propria costituita da 41 capitoli e la Provisione del gaggio e d’esso regolamento in 17 capitoli vengono indicate le diverse modalità di gestione: ai vicini venivano infatti segnalate tutte quelle modalità di amministrazione anche del proprio per fare sì che il territorio non fosse sovraccaricato. Si legge infatti che ciascuno poteva mantenere massimo 40 capi di animali minuti e 8 di bestiame grosso. Venivano regolati i diversi diritti d’uso per fare si che ognuno potesse goderne in misura eguale. Con il trascorrere dei secoli la comunità di Ballino si ampliò e decise di dotarsi di un caseificio turnario che lavorava latte di mucca e di capra (1852) e di una centralina elettrica (1920) che permise l’illuminazione della chiesa di Santa Lucia a cui la comunità era molto legata. La gestione della centralina era autonoma attraverso la costituzione di una società elettrica che rimase attiva per vent’anni.


Fiore all’occhiello della comunità è certamente la Malga Nardis che è annoverata nei beni collettivi di Ballino da molto tempo: ne abbiamo attestazione in un verbale del 1914 e all’interno del Decreto di assegnazione di terre e di indicazione degli usi civici del 1937. Il presidente della A.S.U.C. Silvio Berti ha avuto l’intuizione di togliere la malga dall’isolamento: il comitato infatti ha deliberato di creare un sentiero percorribile a piedi in sicurezza, ha acquistato un mezzo motorizzato adatto per il trasporto dei materiali necessari alla vita della malga. Nel 2017 dopo due mesi di lavoro totalmente volontario è stato inaugurato il percorso. Il comitato A.S.U.C. ha subito provveduto a ideare ulteriori manufatti per valorizzare il bene come un abbeveratoio, data la scarsità di risorse idriche in loco. Ha deciso la sistemazione del pascolo, ripulendolo dagli infestanti e così migliorandolo. Nel 2018 è stata installata sulla “casina” una stazione meteorologica in quota, i cui dati sono raccolti e divulgati tramite internet (www.meteoballino.it) dal giovane censito Luca Fruner.


A Ballino c’è una comunità che quotidianamente si prende cura del proprio territorio, che lo costruisce per le future generazioni, che regola la gestione attraverso forme democratiche di ascolto e discussione collettiva: questo è uno degli esempi che la nuova stagione della assetti fondiari auspicata da Pietro Nervi e Paolo Grossi si sta già attuando e sta mostrando i suoi frutti più eccellenti.



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