Quando la partecipazione costruisce processi sostenibili di governace del territorio: Vaia, le Terre

di Marta Villa - Antropologa culturale dell’alimentazione - Università degli Studi di Trento


Vaia è stata una catastrofe climatica di enorme portata: non si era mai visto un uragano di tale potenza nelle Terre Alte. Vaia ha causato con il suo passaggio non solo la visibile distruzione di un ecosistema fragilissimo come quello dei boschi e delle foreste di quota, ma anche un lutto sia tra le popolazioni che vivono costantemente a contatto con quel territorio sia tra i turisti abituati da decenni a vedere un certo tipo di paesaggio (spesso da cartolina) e che sono stati dapprima nell’inverno 2018 poi nell’estate 2019 a contatto con un ambiente quasi extraterrestre.

@ Tommaso Pavesi / Adobe Stock 386487771


I profili delle montagne con scheletri lignei o alberi solitari orfani di tutti gli altri compagni di vita, le coste segnate da macchie di vuoto e da cataste di legna abbattuta e ancora da sistemare, i sentieri impraticabili, le strade cancellate, i torrenti deviati… sono solo alcune delle conseguenze che la tempesta ha lasciato e che ancora oggi dopo 4 anni sono visibili e riconoscibili. Il paesaggio non è più lo stesso. Questo risultato ha permesso letture diversificate del fenomeno: il punto di vista ambientale, botanico, ecosistemico e quello economico, paesaggistico, turistico si sono accostati a quello sociale e antropologico. Proprio su questo ultimo risvolto voglio spendere alcune parole per descrivere il percorso e processo partecipativo che ha visto il nascere e il costruirsi del documento di governance condiviso Un Green deal per le foreste dolomitiche.


Innanzitutto voglio ricordare la forte componete empatica del percorso, una comunanza di sentimento nei confronti dell’ambiente forestale dolomitico espresso da persone e associazioni che, pur lavorando su tematiche anche diametralmente opposte, si sono ritrovate d’accordo per realizzare una possibile e tangibile ripartenza. Sono state chiamate a discutere attorno ad un tavolo, che è stato in alcuni momenti virtuale e in altri, quando le condizioni della pandemia lo hanno permesso, in presenza, esponenti diversi della società civile trentina: singoli appassionati, ricercatori universitari, imprenditori, membri e portavoce di associazioni senza scopo di lucro come Slow Food, Forum trentino della Pace e dei Diritti umani, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Legambiente, ACLI, ARCI, i biodistretti di Trento e della Val di Gresta, associazioni di categoria come Confindustria Trento, Federazione Trentina Biologico e Biodinamico, Cooperazione , sindacati (CGIL, CISL, UIL). Ogni incontro è stato scandito da una agenda precisa che ha permesso la compresenza di discussioni legate a proposte puntuali o a visioni più ampie per condividere una nuova prospettiva per il futuro delle Terre Alte. Interessante è stato osservare il dialogo transdisciplinare e multidisciplinare che ha caratterizzato i diversi avanzamenti dei lavori: ciascun/a partecipante era libero/a di poter esprimere il proprio punto di osservazione sul fenomeno, di delineare proposte per valorizzare il territorio e suggerire idee concrete.


Il punto di partenza comune, proposto da Michele Nardelli e Walter Nicoletti, primi ideatori del processo, è stato quello di trasformare Vaia da sciagura ad opportunità. Solo la partecipazione autentica, senza secondi fini e responsabile ha permesso di raggiungere il primo obiettivo ossia quello di stendere per iscritto una serie di proposte volte a ridefinire anche politicamente (nel senso greco del termine) una nuova attenzione per l’ecosistema foresta, un patrimonio materiale e nello stesso tempo immateriale che coniuga sia l’idea generatrice e trasformatrice della natura sia l’azione umana volta a coltivare e custodire il territorio. Il processo non è stato semplice: ha avuto le sue accelerazioni, le sue battute d'arresto, le sue criticità e la presenza di un ricco dibattito interno. Partendo infatti dal presupposto comune che l’essere umano è uno delle componenti dell’ecosistema montano e non il prevaricatore, il documento che è stato scritto in condivisione ha cercato di affrontare molteplici aspetti: dalla riflessione sulla natura di bene comune in relazione all’ambiente bosco, alla accettazione del limite per un rilancio della sostenibilità montana, unica in grado di garantire un futuro a questo territorio complesso.


Il processo partecipativo ha avuto come scopo l’apertura di un dialogo sia con altre componenti della società sia con il mondo della politica regionale ed extraregionale.

L’ambiente naturale, la foresta dolomitica, non è mai stata sfondo, ma è stata sempre presente nella discussione come un soggetto terzo con pari dignità, non più un oggetto su cui o con cui creare business ma un essere con il quale trovare una intesa.

Nella foto Marta Villa (Università di Trento) e Walter Nicoletti (Acli) alla conferenza stampa di presentazione del documento che si è tenuta presso il Muse il 15 gennaio 2022 e che ha visto susseguirsi gli interventi di numerosi firmatari dell'appello.



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